Un campione prelevato alle dieci arriva in laboratorio alle dieci e mezza, e alle undici scopri che il lotto era fuori specifica da un’ora. Il problema non è la misura. È il ritardo. Il sensore ad inserzione Clamp Sensotech serve a toglierlo: sta nella tubazione, tocca il liquido e ti dice com’è fatto mentre scorre.
Che cos’è il sensore ad inserzione Clamp Sensotech?
Fa parte della linea LiquiSonic, i sistemi a ultrasuoni di Sensotech, azienda tedesca di Magdeburgo. Il principio si scrive in due righe. Il sensore misura la velocità del suono nel liquido e la sua temperatura. Se la composizione cambia, cambia anche la velocità, e da quel valore il controller ricava concentrazione, densità o grado Brix.
Niente ottica, quindi. Il metodo non dipende da conducibilità, colore o trasparenza del liquido e resta stabile anche con le bolle di gas. Un succo torbido o un latte opaco non lo mettono in difficoltà, mentre un metodo ottico farebbe più fatica.
Dentro il flusso ci sono due rebbi metallici, tenuti a distanza costante. Il suono va da uno all’altro e il tempo che impiega fa il resto. Due sonde Pt1000 nei trasduttori compensano la temperatura, come spieghiamo anche nel nostro articolo sulla gamma di sensori Sensotech.
Perché l’attacco Clamp fa la differenza
Clamp, o tri-clamp: una fascetta stringe due flange e si apre in pochi secondi. È l’attacco tipico delle linee igieniche, perché si smonta e si pulisce senza litigare con i bulloni.

Il sensore ad inserzione Clamp Sensotech ha un attacco da 3 pollici ed è tutto in acciaio inox DIN 1.4404, con testa da 40 mm, barra da 18 mm e lunghezza di immersione di 79 mm. Corta, e va bene così: deve toccare il flusso, non attraversare il serbatoio. Il progetto è asettico, senza guarnizioni né “finestre” a contatto con il processo. Meno componenti a contatto, meno cose da sostituire.
Birra, latte, succhi: le applicazioni del sensore Clamp

È un sensore standard dedicato all’industria alimentare e farmaceutica, e le applicazioni sono parecchie. In birrificio il sistema LiquiSonic tiene d’occhio l’estratto originale al riempimento e lo documenta secondo ISO 9000 e HACCP.
In caseificio distingue i liquidi di lavaggio, come soda o acido peracetico, dal prodotto, che sia latte o siero, e aiuta a evitare riempimenti sbagliati. Sui succhi segue il concentrato fino a 90 °Bx all’evaporatore e riconosce il passaggio tra succo e acqua in meno di un secondo.

Sono esempi dell’intero sistema LiquiSonic, non del solo Clamp, che ne è la versione con attacco igienico. Per il farmaceutico vale lo stesso ragionamento, ma ogni liquido ha le sue regole: la scelta si fa caso per caso, con il prodotto reale davanti.
Lavaggi CIP, vapore e idropulitrice
Il sensore ad inserzione Clamp Sensotech lavora da -20 a 120 °C e sopporta cicli CIP fino a 150 °C. La pressione massima è di 16 bar. L’elettronica sta in una custodia inox IP68 che si pulisce con l’idropulitrice o con il vapore. Un dettaglio che in stabilimento pesa più di molte righe di scheda tecnica.

Quando il Clamp non basta
Non è un sensore Ex, quindi in zona a rischio di esplosione non va bene: lì serve la versione flangiata ATEX. Se il tuo impianto ha vibrazioni forti o una temperatura ambiente sopra i 50 °C attorno al tubo, meglio guardare la versione con elettronica separata.
Il controller: dove finisce il segnale
Il sensore da solo non basta, serve il controller LiquiSonic. Il modello 30 gestisce fino a quattro sensori, anche a 1.000 metri di distanza, e memorizza 32 prodotti (fino a 99 in opzione). Ha grafici di tendenza e si usa da browser, da PC o tablet. Il modello 20 è più semplice e va bene per un singolo punto di misura.
Parliamone insieme
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